Oggi è la giornata nazionale dell’Armagnac, tema che abbiamo approfondito con Gabriele Rondani

 

Fra i distillati francesi un posto importante lo occupano, fin dalla loro nascita, cognac e armagnac. Da sempre menzionati assieme, i due distillati di vino sono in realtà prodotti tra loro differenti. Dopo aver approfondito il cognac con il Direttore Marketing e PR di Rinaldi 1957 Gabriele Rondani, è sempre con lui che andiamo ad approfondire l’altro distillato, nella giornata nazionale a lui dedicata.

 

Quando nasce l’armagnac?

Le prime testimonianze dell’armagnac risalgono al Medioevo, quando lo stesso veniva usato come medicinale nelle antiche università e nei monasteri. Il commercio in botte si sviluppa solo verso la metà del Quattrocento quando da Bayonne e da Bordeaux il distillato veniva esportato dai mercanti olandesi in Paesi Bassi, Regno Unito e Paesi baltici. Il ruolo dei mercanti olandesi è stato fondamentale nella distribuzione e nella conoscenza dell’armagnac e del cognac nel mondo. Per via dell’area di produzione troppo interna e sfavorevole per i commerci, i vini non riuscivano a essere venduti come tali. La distillazione, in tal senso, è stata funzionale sia perché gli stessi fossero imbarcati.

 

Che differenze ci sono tra armagnac e cognac?

Fra i due distillati francesi ci sono quattro principali differenze. La prima è la data di nascita, poiché l’armagnac è nato prima rispetto al cognac, XIV secolo rispetto al XVII del secondo. La seconda è la tipologia di terreno. Mentre per il cognac è prettamente calcareo, quello dell’armagnac è anche sabbioso. La terza sono i vitigni consentiti dal disciplinare: per il cognac si può utilizzare Ugni blanc, Colombard, Folle blanche, nell’armagnac è consentito un quarto vitigno – il Baco blanc – che danno vita a una più ampia gamma di sfumature. La quarta è l’area di produzione: quella del cognac è vicino al fiume Charente, nell’area centro-occidentale della Francia, quello dell’armagnac si trova nella Guascogna, in un’area geografica poco più a sud di quella del cognac e di Bordeaux.

 

 

In quante sottoaree si può produrre l’armagnac? Quali differenze presentano?

In tre sottoaree: Bas-Armagnac, dove è presente un terreno sabbioso, povero di calcare e ricco di sedimenti marini, Ténarèze, un’area caratterizzata da terreno in prevalenza argillo-calcareo e argillo-sabbioso, e Haut-Armagnac, una zona in cui vi è una bassa produzione per via dei terreni calcarei ed argillo-calcarei. Il Bas-Armagnac è considerata all’unanimità la migliore zona di produzione, poiché in grado di conferire, grazie alle caratteristiche del terreno, acquaviti più fini e armoniche. I distillati della Ténarèze sono simili a quelli del Bas-Armagnac ma prodotti in quantità dimezzata, mentre quelli dell’Haut-Armagnac sono ancora meno. Qui, le sole zone adatte alla produzione sono quelle argillo-sabbiose, sulle cime delle colline.

 

Come si distilla l’armagnac?

Generalmente in modalità continua, con un alambicco a colonna a piatti, conosciuto come alambic armagnaçais. Nel 1972, Janneau – una delle più antiche case di Armagnac e nostro Brand per questa categoria – ha reintrodotto nella regione il metodo della doppia distillazione, un antico metodo in alambicco: sia con metodo continuo che discontinuo. La distillazione si fa durante l’inverno e deve terminare entro il 31 marzo dell’anno successivo alla vendemmia.

 

 

Come viene invecchiato l’armagnac?

L’armagnac viene invecchiato in botti di legno francese, le quali non subiscono particolari trattamenti. I migliori prodotti hanno dai 15 ai 30 anni. Se l’invecchiamento viene protratto, si rischia di ottenere un risultato troppo tannico. A differenza del cognac, nel caso dell’armagnac è più frequente la produzione di millesimati, notoriamente più ricercati e ottimi, anche, come idee regalo.

 

Quanti anni può invecchiare un armagnac?

Per essere definito armagnac, il distillato deve invecchiare per un periodo pari o superiore a 1 anno. Si ha un VS o *** fino a 3 anni, VSOP da 4 a 9, Napoléon da 6 a 9, Hors d’âge o XO da 10 a 19, e XO Premium da 20 in su. Per gli armagnac millesimati invecchiati oltre dieci anni, in etichetta c’è l’anno di distillazione e sulla controetichetta, spesso, l’anno dell’imbottigliamento. Nel caso di blend, invece, l’età dichiarata in etichetta si riferisce al distillato più giovane.

 

 

Quali sono i parametri che permettono di distinguere un armagnac di qualità?

Un armagnac è di qualità quando, assaggiandolo, si riescono a percepire le componenti fruttate e floreali, non coperte da quelle di legno. L’invecchiamento deve esaltare queste note e non coprirle. Per quanto riguarda la zona di produzione, invece, non è detto che i prodotti del Bas-Armagnac siano migliori. Bisogna sempre valutare di caso in caso: ci sono anche ottime produzioni nella Ténarèze.

 

Non ho mai assaggiato l’armagnac. Da quale tipologia mi consigli di partire?

A differenza di altri distillati, è valido il contrario di ciò che uno può pensare. È meglio partire da un armagnac molto invecchiato, di 20 anni circa, proprio perché il legno ha avuto il tempo di ammorbidire alcune note aromatiche.

 

A quanti gradi alcolici si attesta l’armagnac e come viene abitualmente consumato?

L’armagnac ha 40 gradi alcolici ed è un prodotto da meditazione. Si beve a fine pasto in piccoli bicchieri a tulipano o a ballon alla temperatura di 16-18 °C, senza l’aggiunta di ghiaccio. Viene anche usato per conservare la frutta oppure in aperitivi tradizionali francesi, come la Pousse Rapière, un cocktail composto da armagnac aromatizzato all’arancia amara e vino – brut o blanc de blancs – prodotto con gli stessi vitigni consentiti dal disciplinare.

 

 

Come si può usare in miscelazione?

In miscelazione si può utilizzare, anche se bisogna ammettere che non esistono drink famosi con l’armagnac. È possibile fare dei twist on classic, sui cocktail IBA e non che prevedono la presenza del cognac e quasi sempre anche quella del vermouth, perché l’armagnac stesso si lega molto bene al vino aromatizzato richiamandone i sentori vinosi. Alcuni esempi sono il Vieux Carré, il Corpse Reviver N°1 e il French Negroni. In miscelazione l’armagnac si sposa anche molto bene con il vino e l’eventuale aggiunta di un liquore alla nocciola. Per mantenere la caratteristica gradevolezza e le note floreali, all’armagnac è importante non accostare, nello stesso cocktail, un altro distillato coprente come la tequila o il mezcal.

 

Con quale cibo si può abbinare l’armagnac?

L’armagnac è ottimo con i formaggi stagionati e semistagionati, come il Parmigiano e i formaggi di capra, con quei formaggi con i quali si ha la necessità di sgrassare il palato. È perfetto anche con alcuni dolci, in particolare quelli secchi, come le crostate con la confettura.

 

 

Hai un cocktail preferito con l’armagnac?

Il mio grande classico preferito con l’armagnac è il Sidecar, preparato con armagnac appunto, triple sec e succo di limone fresco. Per quanto riguarda i signature, invece, l’assaggio che mi ha convinto di più è stato il “Pinch of Punch” di Mario Farulla, ora bar manager del Chapter Roma, con Armagnac Janneau, rum HSE Habitation Saint-Etienne VSOP, Seedlip spice, carcadè e Champagne Jacquart servito in un bicchiere Tumbler.

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