Andrea Fofi: tra eventi, progetti e anticipazioni sul settore beverage

 

Giovane imprenditore alla guida di numerosi progetti nel settore beverage, appassionato di whisky ed ex avvocato, Andrea Fofi è sempre alla ricerca di novità, da proporre a un pubblico che, come lui, desidera qualcosa di insolito, di mai visto.

 

Ciao Andrea, da un decennio sei un imprenditore attivo nel mondo della miscelazione dalla parte opposta del bancone. Una delle tue passioni è indubbiamente quella del whisky, sul quale hai incentrato il Roma Whisky Festival. Quando è nato tutto?

Io vengo dagli studi in legge, ho fatto l’esame di stato e ho lavorato in uno studio internazionale per 3 anni e mezzo. L’ambiente mi stava stretto, volevo un altro tipo di lavoro e quindi sono ripartito da zero. L’occasione avviene tra il 2011 e il 2012 grazie alla mamma del mio migliore amico, Rachel Rennie, con la quale decidiamo di dar vita a un Whisky Festival a Roma. L’idea era innovativa nella città e, grazie a un suo contatto in Diageo e al supporto ricevuto, partimmo forte già con la prima edizione a marzo 2012: 1500 visitatori e una quindicina tra grandi aziende e imbottigliatori indipendenti. Grazie al successo della manifestazione e alla conoscenza di persone come il selezionatore di whisky Massimo Righi e il consulente Pino Perrone, unitosi in seguito a noi organizzatori del Festival, mi sono appassionato, anche da un punto di vista degustativo, al whisky. Con loro ho poi avviato il progetto di Whisky & Co.

 

L’idea di un festival dedicato al whisky era unica anche in Italia o vi era già qualcosa di simile? Il Covid-19 ha impedito la riuscite del Roma Whisky Festival di quest’anno?

C’era il Milano Whisky Festival, nato 3-4 anni prima, che abbiamo analizzato in profondità per andare a proporre qualcosa di differente. Mentre il loro festival era organizzato come una fiera, il nostro ha voluto distinguersi sin da subito, proponendo una sezione dimostrativa ben più ampia, oltre ai tasting e alle masterclass abbiamo inserito la miscelazione, il food pairing, la musica e tanto altro, da rendere la manifestazione un vero e proprio show. Il Covid-19 ha impedito l’organizzazione del Roma Whisky Festival 2020. Si sarebbe dapprima dovuto tenere a metà marzo dal vivo, poi l’abbiamo rimandato ad aprile ma anche in quel caso siamo stati impossibilitati a organizzarlo. Avevamo pensato di convertirlo in modalità digitale ma alla fine abbiamo preferito di no, perché noi facciamo hospitality e serviamo da bere. La possibilità di assaggiare e odorare un prodotto non sarebbe stata comunicabile online e, nel caso, la modalità virtuale avrebbe nettamente ridimensionato il significato dell’evento.

 

 

A febbraio 2015 hai aperto Whisky & co., un’elegante bottega incentrata sul mondo whisky. C’era già un mercato in questo senso? Dove si trova? Offrite anche la possibilità dell’acquisto online?

Anche in questo caso, io, Massimo Righi e Pino Perrone abbiamo voluto proporre qualcosa di innovativo. Sia nella capitale che nel resto d’Italia non esistevano realtà simili, salvo qualche eccezione e tra queste proprio quella di Massimo a Formigine in provincia di Modena. In questo frangente, l’idea è stata quella di puntare a realizzare un luogo di aggregazione sul tema per gli appassionati. L’abbiamo aperta in via Margutta, a due passi da Piazza di Spagna. Attualmente stiamo facendo la vendita online, che è diventata sempre più necessaria in questo ultimo periodo perché, essendo in centro storico, il nostro punto vendita era molto frequentato da turisti – russi, americani, cinesi – facoltosi, oggi impossibilitati a viaggiare e venire a trovarci per le ragioni che tutti sappiamo.

 

 

A ottobre 2019 è andata in scena l’ultima tua visionaria idea, il primo Roma Bar Show. Ci racconti il format?

Roma Bar Show ricalca le manifestazioni internazionali trade del mondo beverage, quali il Berlin Bar Convent o l’Athens Bar Show. Il format è quello di una grande fiera B2B nella quale vengono invitati grandi gruppi e altrettante aziende. In parallelo si svolgono eventi off nei quali vengono coinvolti i cocktail bar della Capitale e i relativi bartender affiancati da guest di stampo internazionale invitati dalle aziende per l’occasione, main seminar e masterclass con la presenza di speaker da tutto il mondo. Insomma, è una grande festa che per 5-6 giorni vede coinvolto tutta l’industry nazionale e internazionale.

 

Quale è stato il riscontro dell’anno passato? E quello di quest’anno?

L’anno scorso l’evento ha riscosso un successo enorme rispetto alle aspettative, al punto tale da farlo entrare a pieno titolo tra i bar show europei. Abbiamo registrato il dato record di 10.000 ingressi. Quest’anno l’evento era in programma il 5-6 ottobre ma abbiamo dovuto annullarlo, per i motivi che tutti conosciamo. In vista della prossima edizione, stiamo ipotizzando di prevedere delle tappe di avvicinamento, attraverso un tour nelle diverse città italiane da nord a sud, per coinvolgere i bar che vogliamo sostenere.

 

 

Come vedi il mondo degli eventi? Hai in programma di realizzare qualche altro progetto?

Onestamente, a malincuore, in questo momento molto male. Tutto ciò che è concerto, assembramento, spettacolo e cinema è messo a repentaglio, almeno fino a quando non si potrà effettuare il vaccino. Credo si potrà tornare ai livelli pre-Covid-19 non prima del 2022-2023, anche per ciò che concerne il settore del turismo. Nonostante ciò, tra i miei desideri vi è quello di dar vita a una nuova fiera ’no-alcohol’ auspicabilmente già nel 2022, ci sto lavorando. Per questo fine 2020 e per gran parte del 2021 ho deciso di fermarmi per salvaguardare, ottimizzare e migliorare i progetti che ho già all’attivo. Tra gli altri, dei quali non vi ho precedentemente parlato, vi sono VII Hills Gin, progetto sposato nel 2018 e per il quale, oltre a divenirne socio ho svolto anche il ruolo di responsabile marketing;  Primo Aperitivo, idea nata proprio con i ragazzi di VII Hills, Danilo Tersigni e Filippo Previero, con i quali abbiamo voluto dar vita alla prima gamma di premium cocktail ready to serve 100% italiani (Negroni, Americano e Sbagliato) destinati prevalentemente al mercato estero e infine, l’ultimo nato, ORO Whisky Bar, il primo whisky bar della capitale, aperto sempre con Pino Perrone, il bartender e consulente Daniele Gentili e il preziosissimo contributo di Laura Tancredi, responsabile della comunicazione e del concept, il 29 settembre. ORO è la fine di un percorso nato nel 2011 con l’ideazione del Roma Whisky Festival e che negli anni ha visto nascere Whisky & Co e la Whisky Academy, una scuola di formazione guidata dalla nostra Ambassador Chiara Marinelli. Ci mancava solo un posto dove poter bere e far degustare il whisky, ed è per questo che nasce ORO. Qui, i clienti hanno la possibilità di scegliere tra una selezione di oltre 500 etichette e una lista cocktail ideata da Daniele Gentili e unica nel suo genere. A parte esserne l’ideatore, per ORO mi occupo principalmente di promozione in termini di marketing strategy e di gestione dei rapporti con le aziende e i partner.

 

Qual è il tuo cocktail preferito?

In assoluto il Negroni realizzato con VII Hills Gin, un classico italiano di cui amo la combinazione dei sapori e la grande personalizzazione alla quale si presta. Mi piace molto anche il Brooklyn, per la base di whisky e per il legame che ha con New York, città da dove prende spunto il cocktail e a cui sono molto legato. Non può però mancare tra gli ingredienti l’Amer Picon, un amaro francese realizzato come il triple sec – un liquore di arance con tripla distillazione – aromatizzato con chinino, genziana e altre spezie.

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