L’affascinante storia dell’acqua tonica: intervista a Elena Ceschelli di Bevande Futuriste

di ELISABETTA LUGLI

L’alta miscelazione non è fatta solo di distillati: il merito di un cocktail ben riuscito è anche delle bevande analcoliche che lo compongono, che siano esse acque toniche, ginger beer o altro.

Come sanno bene i bartender, per esempio, per ottenere un buon Gin tonic è necessario che l’acqua tonica sia di qualità e armonizzi perfettamente con il gin utilizzato.

E così come il gin ha una storia affascinante alle spalle, anche l’acqua tonica ha la sua da raccontare: andando alle origini, la tonica non esisterebbe se a fine ‘700 Johan Jacob Schweppes non avesse avuto l’intuizione di addizionare l’acqua di anidride carbonica. Ma per parlare di vera e propria acqua tonica bisogna arrivare fino al momento in cui l’acqua fu addizionata – oltre che di CO2 – anche di chinino.

Per scoprire di più sul mondo della tonica e delle altre bevande sodate abbiamo parlato con Elena Ceschelli, una delle creatrici di Bevande Futuriste, brand di bevande analcoliche di alta qualità nato nel 2014 e rivolto all’Horeca.

 

Elena, parliamo di acqua tonica e dell’ingrediente che la contraddistingue: il chinino.

 Hai detto bene, il chinino è l’ingrediente principale della tonica.
Si tratta di un alcaloide che si estrae dalla corteccia dell’albero della china e fu per la prima volta isolato ed estratto grazie a dei solventi leggeri da due scienziati francesi, Pierre-Joseph Pelletier e Joseph Bienaimé Caventau nel 1820. Oltre al chinino questi due scienziati fecero altre scoperte come la caffeina, la clorofilla e la stricnina. Non vollero brevettare né registrare a loro nome nessuna di queste scoperte, ritenendo che fossero importanti per l’umanità e che fosse quindi giusto donarle.

A quando risale la nascita ufficiale dell’acqua tonica?

Possiamo dire che l’acqua tonica sia nata nel ‘700 nelle colonie dell’India e dell’Africa, quando l’acqua veniva sanificata con grandi dosi di chinino per combattere la malaria. Per contrastarne l’eccessiva amarezza si aggiungevano vari aromi. I soldati britannici iniziarono ad aggiungerci anche il gin, dando così vita al celebre Gin Tonic. Ma la prima nota “ufficiale” di un acqua tonica risale al 1858: si trattava di un prodotto chiamato “improved aerated liquid”, brevettato da Erasmus Bond.

Oggi si utilizza ancora il chinino naturale nell’acqua tonica?

Dipende, ci sono acque toniche industriali che utilizzano chinino di sintesi. Nelle nostre acque toniche (Bevande Futuriste ne produce 5 tipologie, ndr) l’estratto di corteccia di china naturale è ben presente insieme a un po’ di zucchero di canna bianco, acido citrico e una CO2 molto equilibrata ed elegante.

Esistono tanti tipi di acqua tonica, che si differenziano in base agli aromi previsti dalla ricetta. Da dove arriva questa esigenza di diversificazione?

Le varietà di toniche sono molto importanti nella miscelazione, perché il loro gusto si deve sposare armonicamente con i vari distillati. Mi piace avvicinare questo concetto a quello di alchimia; ti racconto una storia che riguarda  le nostre toniche per farti capire meglio. Abbiamo voluto ispirarci alla donna, alla sua femminilità e temperamento, e abbiamo trovato in Isabella Cortese, nobile alchimista veneziana della fine del ‘400, la musa ispiratrice perfetta.
A quel tempo erano gli alchimisti i Mixologist di oggi.
Come in un grande laboratorio abbiamo pensato di creare diverse acque toniche ascoltando le esigenze di questi “alchimisti” per i loro abbinamenti.
Abbiamo la neutrale, la botanica, la speziata, la biologica e la leggera senza zucchero, con il fruttosio.
Il tutto solo con prodotti naturali, senza coloranti e conservanti, all’insegna del Made in Italy.
Anche il packaging richiama la donna nelle varie gradazioni del rosa, dal rosa accesso al rosa tenue dior, per non dimenticare il viola della Strong Tonic per i palati più audaci.

Elena, come sei arrivata al mondo delle bevande sodate?

Io arrivo dal mondo della comunicazione e dei grandi eventi. Con due soci ho fondato Bevande Futuriste nel 2014, con l’ambizione di aggiungere qualcosa che mancava al mercato delle bevande analcoliche. Il nome, Bevande Futuriste, richiama proprio questo: un’azione dirompente, un’audacia innovativa nella modalità di approccio. In tutti i nostri prodotti c’è la ricerca del concetto di bontà associato al biologico. Un biologico dove anche l’occhio ha la sua parte, perché i nostri prodotti hanno una veste elegante, in molti casi colorata: un piacere anche estetico.

Prima hai definito i mixologist come degli “alchimisti”. Come ti rapporti con loro?

Abbiamo un dialogo continuo, proprio perché le nostre bevande sono state create in collaborazione con loro. In questo modo siamo riusciti a ottenere bevande perfette per creare cocktail di alta qualità. Il nostro riferimento è una mixology di alto livello, per intenderci diciamo “da grande albergo”, rivolta a una clientela attenta e ricettiva. Un concetto di bere di qualità, un’idea di cocktail che viene servito con bicchiere e bottiglietta perché il cliente possa vedere e conoscere ciò che sta bevendo. Noi di Bevande Futuriste facciamo corsi di formazione, creiamo drink list per i locali, collaboriamo con i barman che sono poi i “consiglieri” del cliente. La maggior parte delle persone quando ordinano da bere si fanno guidare da chi sta dietro al bancone, ed è una cosa giusta, perché i prodotti vanno raccontati, spiegati. Il bere bene è questo: conoscere il prodotto, la qualità. Poi ci vanno le giuste dosi, l’equilibrio e la moderazione. Vissuto in questo modo, ad esempio, un gin tonic diventa un altro bere, e può essere un drink trasversale, da consumare a qualsiasi ora.

Cosa ci può dire di questo momento durissimo di lockdown, come viene vissuto da Bevande Futuriste?

Questo deve essere un periodo di dialogo costante, bisogna supportarsi a vicenda, fare corsi di formazione. Il nostro mondo deve fare sistema. Questa è la nostra filosofia. Ad esempio, abbiamo creato la rubrica “Barman in pantofole”: noi forniamo ai barman un kit, loro fanno un video a casa loro e tutti possono vederlo sui social. Inoltre, finché i locali saranno chiusi, il nostro E-shop funziona senza minimo d’ordine e senza spese di spedizione.

Ci puoi dare la ricetta di un cocktail che ami?

Certo, te ne darò una di un ottimo analcolico. Si chiama Italia, un nome evocativo in un momento in cui più che mai dobbiamo volere bene al nostro Paese.

Si prepara in un tumbler alto, con succo di lime, ginger beer, succo o purea di lampone e una foglia di menta come decorazione. Una bevanda deliziosa, ottima per addolcire questo periodo di cattività!

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