Luca Angeli, il Four Seasons Milano e il ruolo del bar manager

 

Nell’insegna milanese di una delle più importanti catene alberghiere mondiali, il Four Seasons Hotel, il bancone del Lounge & Bar Il Foyer è gestito da un bar manager che, nonostante i tanti viaggi e le esperienze lavorative all’estero, rimane fortemente legato alla sua terra natale, la Toscana. Stiamo parlando di Luca Angeli, professionista dalla grande competenza manageriale, caratteristica imprescindibile per il mestiere di bar manager in un grande hotel di lusso.

 

Buongiorno Luca, ripercorriamo il tuo percorso professionale. Da dove sei partito per arrivare a diventare il bar manager del Four Seasons Milano?

Sono originario di Carrara e ho intrapreso questo lavoro ormai da quasi un ventennio, quando mi sono appassionato alla miscelazione vedendo mia zia, ai tempi concorrente dei concorsi A.I.B.E.S. (Associazione Italiana Barmen e Sostenitori). Dopo aver lavorato in alcuni locali nelle stagioni estive in Versilia e nel locale di mia zia in Valle d’Aosta, ho iniziato a viaggiare per il mondo: Inghilterra, Milano, Russia, Versilia, Firenze, dove sono stato al Four Seasons dal 2011 al 2016, e poi Milano, dove ricopro il ruolo di bar manager da 4 anni.

 

Quali sono le caratteristiche di un bar manager di un grande hotel di lusso? Pregi e difetti di questo ruolo? 

Il bar manager è un ruolo che implica molte responsabilità ma quella che reputo una delle caratteristiche imprescindibili per chi vuole fare questo mestiere è il sapersi rapportare con le persone, comprendere subito e al meglio la persona che si ha di fronte e quali aspettative nutre, a quale tipo di esperienza è alla ricerca. Non meno importante, il rapporto con il proprio Staff: creare un team di persone collaborative tra di loro in un contesto lavorativo piacevole, impegnarsi a dirigere il tutto creando continuamente grande armonia. Sperimentare, ricercare, restare sempre con uno sguardo all’esterno per essere aggiornati e al passo coi tempi’, e nutrire e coltivare molta passione per il mestiere.

 

 

La tipologia di clientela del Foyer è più legata all’hotel o vi è una buona affluenza anche di esterni?

I clienti del Bar & Lounge Il Foyer sono perlopiù milanesi e locali, habitué del nostro splendido giardino interno durante i mesi estivi e della Sala Camino, che puntualmente durante le feste natalizie si trasforma, grazie agli allestimenti dell’Event Designer Vincenzo Dascanio, in un suggestivo Urban Chalet di montagna. Anche gli ospiti internazionali prediligono vivere gli spazi dell’hotel, il miglior modo per respirare l’aria glamour e cosmopolita di Milano.

 

Vi sono differenze fra i gusti e i cocktail preferiti dai clienti italiani e da quelli stranieri?

Gli ospiti essendo molto variegati hanno preferenze diverse, sicuramente un cliente straniero è più improntato ad assaggiare qualche signature cocktail che qualche classico internazionale. Il Martini cocktail è un must, in hotel, il Negroni nelle sue varianti sta avendo mondo successo. La cultura della clientela italiana è cresciuta molta molto negli ultimi anni, nella ricerca di prodotti di qualità, km 0. C’è la voglia di provare twist dei cocktail più classici, come lo Spritz, l’Americano ecc.

 

Truffle Negroni

 

Come nasce una drink list?

La drink list nasce con un brain storming sui fini del progetto, a cui segue un focus sul tema della drink list. Abbiamo sicuramente delle linee guida aziendali a cui far riferimento, ma anche la libertà di seguire e sviluppare la nostra creatività e filosofia nel rispetto della corporate image.

 

Quali caratteristiche contraddistinguono la tua miscelazione?

I miei cocktail sono legati al territorio natale, la Toscana, e a quello in cui lavoro, Milano, con una particolare attenzione verso i piccoli produttori locali e con un occhio alle tendenze internazionali.

 

Espresso Martini

 

Hai collaborato con alcune aziende? Hai partecipato anche a qualche concorso di miscelazione?

La collaborazione con le aziende è fondamentale, per poter offrire ai nostri ospiti prodotti di alto livello, per la possibilità di lavorare con novità che escono sul mercato. A livello personale faccio parte del Belvedere Collective con cui ho creato il cocktail Heritage Gimlet – Belvedere Heritage 176, Italicus, succo di lime, zucchero, soda – e ho avuto la possibilità di partecipare a diversi importanti concorsi. Nel 2009 ho vinto il trofeo Nino Cedroni con il cocktail Nana, realizzato con sake, Grand Marnier cordon rouge, sciroppo di fico e servito in coppetta cocktail – uno dei primi cocktail a base sake ad aver vinto un concorso nazionale – quindi ho partecipato a diversi concorsi A.I.B.E.S. Tra questi ultimi, nel 2012 ho vinto il premio Barman dell’anno per l’associazione, con il cocktail “Once upon a time”, realizzato con Grey Goose L’Orange, Passoa, Aperol, Succo di Mango, sciroppo di papaya, Lemonsoda e sale rosa dell’Himalaya. Nel 2016 sono arrivato alla finale nazionale della Bacardi Grand Prix 2016, con il cocktail Marigold, preparato con Bombay Gin, Martini Riserva speciale Ambrato, Bitter al limone, Prosecco Martini Sigillo Blu e servito in coppetta cocktail con ice ball e fiori alimentari.

 

Marigold

 

Qual è il cocktail più ordinato?

Il Vintage Negroni. È una nostra rivisitazione del noto cocktail con Gin Bombay, Campari Bitter, Carpano riserva Speciale, e un mix di spezie. Rosemary con Belvedere infusa in rosmarino, Italicus, Prosecco, soda al pompelmo.

 

E il tuo preferito?

Penso che ogni occasione abbia il suo cocktail, sono un amante sia dei classici che di esperimenti, ma se voglio rilassarmi un Vodka Martini è quello che preferisco.

 

Vintage Negroni e Vesper

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