Luigi De Michele: l’appassionato di cocktails che li racconta sui social

 

Capita, a volte, che si scopre di avere una passione sul luogo di lavoro. Come nel caso di Luigi De Michele che, una volta iniziato a lavorare nel mondo degli spirits, ha capito quanta cultura vi fosse dietro la preparazione di un ‘semplice’ cocktail. Negli ultimi anni ha stretto numerose amicizie con i bartenders – che va a trovare periodicamente anche in bar tours organizzati ad hoc – ed è riuscito a tradurre la sua passione anche su Instagram e Facebook, con l’avvio di tre progetti che pongono al centro i cocktails e l’altro suo hobby preferito: la fotografia.

 

Ciao Luigi, che origini e che formazione hai?

Io sono di Napoli, città nella quale ho studiato Economia Aziendale, prima di trasferirmi in Romania per un’esperienza di studio all’estero e poi, nove anni fa, a Milano per frequentare la specialistica in Marketing e Mercati Globali. Il mio primo lavoro è stato nella multinazionale tedesca Bayer, dove mi occupavo di marketing, branding e pubblicità nella divisione agro-farmacia. Nel 2016 mi sono spostato nel mondo degli spirits, come Brand Manager di ILLVA Saronno S.P.A., l’azienda produttrice di Disaronno, Vodka Artic e Tia Maria. Sono quindi stato un anno in Belgio, dove nella figura di Trade Marketing Manager mi occupavo di gestire il business aziendale per il mercato nazionale e lussemburghese. Lavoravo all’interno degli uffici di Coca-Cola European Partners, ai tempi distributore dei prodotti ILLVA. Nel frattempo, in Italia Coca-Cola HBC stava per fare il suo ingresso proprio in questo settore: sarebbe stata sicuramente una grande opportunità per me prendere parte a questo ambizioso progetto,  e sono riuscito nel mio obiettivo. Da metà 2018 mi sono occupato delle attività di marketing e trade marketing per i brand spirits distribuiti (in partnership con i produttori Edrington, Lucano, Silvio Carta e La Martiniquaise), e per la gamma di Premium Mixers Royal Bliss, . Da gennaio 2021, mi occupo dello sviluppo e del monitoraggio dei piani di marketing per le bevande gassate, nello specifico di Fanta e dalla gamma toniche e mixer a marchio Kinley.

 

Il tuo lavoro ti ha permesso di conoscere meglio il mondo della miscelazione e i suoi protagonisti? Che rapporto hai stretto con i bartenders?

Mi sono avvicinato per la prima volta al mondo della miscelazione con l’esperienza in ILLVA, cinque anni fa circa, quando ho iniziato a conoscere alcuni bartenders, brand ambassadors e produttori. L’interesse è diventato ben presto una vera passione, e a partire da circa un anno e mezzo fa ho deciso di frequentare i cocktail bar anche nel tempo libero (prima mi capitava di farlo per lo più per lavoro, ndr). In questo periodo ho stretto infinite amicizie nel settore: i ragazzi del 1930, locale che ho vicino a casa mia e nel quale mi capita di andare spesso, il team del Nik’s & Co di Milano, i team dei locali romani che porto nel cuore come Drink Kong o Freni e Frizioni, o i team campani del Dry Martini a Sorrento o L’Antiquario di Napoli, fino ai team di alcuni dei più importanti bar di Londra e tanti altri. Una delle cose che amo di più dell’hospitality è proprio la possibilità di incontrare persone eccezionali in giro per il mondo.

 

 

Ci racconti un aneddoto con uno di loro?

Ricordo di una volta in cui durante una guest shift all’Octavius Bar, Christian Silenzi (bartender al Savoy di Londra) mi ha fatto provare la sua rivisitazione del Trinidad Sour. C’era così tanto Angostura bitter in quel drink che Christian esordì dicendo “Con tutta la vitamina C che c’è in questo drink non ti verrà più l’influenza per un anno intero”… Così, tutte le volte che incontro Christian gli chiedo la sua rivisitazione del Trinidad Sour, con parti uguali di Angostura, Orgeat e Succo di limone evitando il taglio di rye whisky. È un drink che mi capita anche di ordinare ogni tanto durante i miei tour.

 

Qual è il primo cocktail che ti ricordi di aver bevuto? E quelli che ti sono rimasti più impressi?

Non ricordo quale sia stato il mio primo cocktail, ma ricordo che non era un buon cocktail. Erano gli anni ’90 e al tempo non frequentavo i cocktail bar, ma le discoteche, dove a quel tempo si preparavano drink come Vodka Lemon, Sex On the Beach e Cuba Libre. Credo fosse un Negroni, ma sono sicuro che non scaturì in me la voglia di documentarmi, che invece mi nacque in occasione di una delle tappe della competition  “The Mixing Star”, organizzata 5 anni fa da ILLVA. Qui, alla mia prima masterclass, in compagnia di personalità del calibro di Luca Picchi e Stefano Nincevich, ho scoperto quanta cultura vi fosse dietro la preparazione di un drink. I cocktail che mi sono rimasti impressi sono tanti: quello preparato da Luca Cinalli in occasione di una guest shift a La Mènagere durante la Florence Cocktail Week, il Twice Shy di Leonardo Filippini al Beaufort Bar a Londra, il Fresh Fruit Martinis Coconut di Lucio D’Orsi al Dry Martini a Sorrento, il Back To The Pisco da Freni e Frizioni a Roma da Riccardo Rossi e, forse più di tutti, una creazione di Maroš Dzurus di Himkok (Oslo) al peperone. Concentrandomi sui classici, le migliori versioni le ho bevute nei seguenti locali: il Daiquiri Frozen all’Antiquario di Napoli da Alex Frezza, il Martini Dry all’Octavius Bar di Milano da Francesco Cione, il Bloody Mary da Ca.Ri.Co Milano da Domenico Carella, il Ramos Fizz preparato da Santino Calderone al Ceresio 7 e l’imbattibile Old Fashioned di Marco Russo al 1930.

 

 

Hai mai fatto un bar tour? Se sì, dove? Hai mai viaggiato per documentarti sui distillati?

Ho iniziato a fare bar tour veri e propri per andare a salutare gli amici bartenders, oltre che per passione. Quando ne organizzo uno, mi programmo sempre alcune tappe in bar già conosciuti e altri nuovi, dove non sono ancora stato, dei quali sono venuto a conoscenza tramite articoli di giornale o passaparola, o perché vengo invitato. Prima di andare scrivo ai bar managers, per fissare delle visite di almeno 2 ore, rigorosamente con posto al bancone. Per ora sono riuscito a farlo a Milano, Roma, Firenze, Napoli, Amsterdam, Berlino e Londra e quest’anno avevo in programma di farlo a Singapore, Madrid, Barcellona, Parigi e nuovamente a Londra, ma purtroppo non è stato ancora possibile. Tra i viaggi che ho fatto, sono molti i bar che porto nel cuore: Drink Kong, The Court, Barber Shop e Freni e Frizioni a Roma,  Locale a Firenze, Nightjar, Oriole, Bar Termini, Kwānt, Lyaness, Beaufort Bar e Savoy a Londra e qualche bar di Amsterdam come il Flying Dutchman. Mi è invece capitato di viaggiare per conoscere la produzione di un distillato solo per lavoro – eccetto Beefeater a Londra – perché il viaggio che avevo in programma fra le distillerie scozzesi di whisky nel 2020 l’ho dovuto purtroppo annullare. Ho visitato la distilleria di Silvio Carta in Sardegna, e quella di Rum Barcelò in Repubblica Dominicana, dove l’azienda è anche proprietaria delle piantagioni di canna da zucchero.

 

Che cosa ricerchi in un cocktail bar?

Durante le mie visite sono sempre molto analitico e critico. Una delle prime cose sulle quali pongo la mia attenzione è la cura nei dettagli, la musica, i bicchieri usati, oltre che l’ambiente stesso, quello che si può definire il “vibe”, l’anima di un bar. Per me è di fondamentale importanza la ricerca che i bartenders portano avanti nella costruzione dei cocktails e della drink list,, tanto che molti bartenders decidono anche di regalarmene una copia firmata dal team alla fine della visita. A casa ne ho una cinquantina.

 

 

La passione che hai la metti in luce sul tuo account Instagram con delle ottime foto. Le scatti tutte tu?

Sono un appassionato di fotografia e mi è sempre piaciuto scattare panorami e situazioni tratte dalla vita reale. Da un anno a questa parte ho deciso di continuare a fare lo stesso in un altro contesto – quello della miscelazione – fotografando bartenders che lavoravano e cocktails, attività che mi ha permesso di costruire un database di migliaia di foto. Le foto le regalo gratuitamente ai cocktail bar e mi fa molto piacere quando vengo ripubblicato e citato. Per quanto riguarda Instagram, sul mio account di solito pubblico 4 tipologie di contenuti differenti: drinks, bartenders, cibo e foto che mi ritraggono durante una delle mie visite al bar. Tutte le foto sono esclusivamente scattate da me, ad eccezione di quelle che mi ritraggono, naturalmente.

 

 

Quali progetti hai deciso di avviare in merito?

Oltre al mio account Instagram (@luidemic) ed al mio profilo personale su Facebook (Luigi De Michele), sono attivo sui social con due altri progetti: Cheers Me Up e Drink con me. Il primo è nato perché a metà 2020 stavo eliminando alcune foto dal mio telefono e mi sono accorto, quasi per caso, di averne scattate davvero tante con il cocktail al centro della foto come protagonista, tenuto con la mano sinistra. Cambiava solo lo sfondo, ma lo stile dell’immagine era sempre quello. Ho così pensato, a luglio 2020, di aprire un profilo Instagram e di chiamarlo Cheers Me Up (@cheers_me_up), perché ‘cheers’ significa “salute” e “me up” sta per ‘tirarsi su’. In poco tempo ho avuto un ottimo riscontro e tante persone appassionate e professioniste mi taggano, anche da luoghi come l’Australia o il Sudafrica, quando scattano foto con lo stesso stile. Un altro progetto è Drink con me (@drink.con.me)nato nel 2019 da un’idea del fondatore di Gin Tonic Italy (@gin.tonic.italy) Jacopo Saporito. Jacopo aveva l’esigenza di  parlare di contenuti legati al mondo bar che non fossero esclusivamente gin, e la nostra collaborazione è nata poiché avevo decisamente molti contenuti fotografici in merito. Ora il progetto va a rilento causa Covid-19 ma l’idea è quella di riprenderlo con costanza.

 

Cheers Me Up

 

Hai qualche progetto in programma?

Sì, ma non posso ancora dirlo. Posso solo anticipare che non si tratterà solo di una pagina Instagram, ma soprattutto di un blog, che ha l’ambizione di creare cultura intorno al mondo bar. Io e l’altra persona che se ne occuperà, con la quale stiamo ancora definendo le linee guida, tratteremo storie, prodotti, persone e bar. In futuro non ci poniamo limiti.

 

Qual è il tuo cocktail preferito?

Il Martini cocktail. Non sono un amante dei sapori troppo dolci, mi piacciono i drink particolarmente secchi. Il gin è infatti uno dei distillati che amo. Preferisco berlo come aperitivo o subito dopo cena, rigorosamente gelido. Mi piace che il vermouth venga lasciato all’interno del drink, insieme ad una spruzzata di scorza di limone, da non includere poi al drink.

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