Si chiama OM Yogin, nasce tra Langhe e Monferrato ed è il Gin che fa bene al corpo e all’anima

Dall’idea di unire il benessere dello yoga a quello di un ottimo gin tonic nasce OM Yogin, il distillato da bere rigorosamente con tonica, ghiaccio e anima.  Lo hanno inventato Monica Magnini e Andrea Alciati a cavallo tra Langhe e Monferrato. In questa intervista a Monica, ripercorriamo le tappe che hanno portato alla sua nascita. 

 

Monica, tu e Andrea siete ristoratori di successo ormai da molti anni. Come vi è venuta l’idea di creare un vostro gin?

Era ormai da un po’ di tempo che ci stavamo pensando, ma abbiamo sempre rimandato perché le priorità erano altre. A novembre però, quando abbiamo capito che saremmo di nuovo andati incontro a un nuovo periodo di “pausa obbligatoria”, con il ristorante (Guido da Costigliole, 1 Stella Michelin, n.d.r.) chiuso e molto tempo a disposizione ci siamo detti “perché no?”.

 

La tua passione per il gin nasce da lontano.

Sì, io sono appassionata di gin da sempre, è il distillato che preferisco e uno dei migliori che si possano usare in miscelazione. Quando ho detto ad Andrea che secondo me era arrivato il momento, non ci abbiamo messo molto a contattare la Distilleria Beccaris a Costigliole e cominciare questa avventura emozionante.

 

Quali sono i passaggi che avete seguito?

Siamo partiti dall’idea: volevamo creare un gin molto fresco e di piacevole beva, ma volevamo anche dargli una connotazione in più. La definisco “spirituale”, perché ho sempre pensato che i distillati, così come i vini, quando sono davvero buoni e consumati nei luoghi e nei modi giusti con le persone giuste facciano certamente bene allo spirito. E si tratta di un benessere di cui, specialmente in momenti come questo, abbiamo davvero bisogno.

 

E quindi siete partiti per la Distilleria.

Esatto. Lì abbiamo scelto le botaniche, che nel nostro caso sono ginepro, mandarino, pepe rosa, fiori di sambuco, fiori d’acacia, lemongrass e arancio amaro. E poi, naturalmente, è stata la volta del nome. Ci abbiamo riflettuto a lungo, e per collegarci alla spiritualità di cui parlavamo prima l’abbiamo chiamato OM, come il mantra dello yoga che serve a riequilibrare l’organismo e a metterlo in pace con se stesso e con ciò che lo circonda.

 

Infatti questo non è solo un Gin, è uno Yogin.

Esatto (ride n.d.r.). Yogin, in sanscrito, indica chi pratica yoga con tecnica ascetica, come un Maestro, per esempio. Io stessa pratico yoga da molti anni, e l’idea di unire a questa passione quella per il gin è nata proprio in virtù del benessere che entrambe mi danno. Una seduta di yoga mi fa bene allo spirito così come un gin tonic, oppure, come piace a me, un gin con acqua brillante.

 

Che gusto ha questo gin?

È un gin molto fresco che inizialmente appare deciso e secco, ma chiude con una nota leggermente dolce data dalle bucce d’arancia. Andrea e io lo abbiamo pensato per la miscelazione, immaginandoci la sua capacità di esaltare i sapori di un Martini, per esempio, o di un Negroni, per citare due classici intramontabili. Ma pensiamo che sia un’ottima tela bianca anche per i cocktail che nascono dalla fantasia dei bartender, che poi di questa arte sono i veri pittori.

 

La spiritualità di cui abbiamo parlato è anche un po’ figlia del periodo che stiamo vivendo?

Assolutamente sì. È un periodo difficile per tutti ed è per questo che c’è bisogno di coltivare il proprio benessere interiore ed esteriore. In questa ricerca, Yogin ci aiuta sin dall’etichetta, dove una donna stilizzata in una posizione classica dello yoga ispira pace e magari fa nascere anche un sorriso, perché si tratta di un accostamento non scontato. Di gin straordinari ce ne sono tantissimi, eppure il gin tonic ancora oggi è legato a un’idea sbagliata, cioè quella del cocktail semplice che si beve semplicemente per ubriacarsi, mentre quando è ben fatto, a mio giudizio, provoca le stesse emozioni di un grande bicchiere di vino o di whisky, e ti dà anche quel benessere alcolico tipico dei momenti di meditazione. Con Yogin vogliamo fare proprio questo, infatti non vedo l’ora di poterlo sorseggiare sulla terrazza del Ristorante, con solo una scorza di limone e davanti il panorama delle colline langarole.

 

Visto che hai citato il ristorante, facciamo una domanda non alla creatrice di Yogin ma all’imprenditrice: come avete vissuto questo periodo?

È stato complicato, ma io sono ottimista per natura e mi immagino da qui a poco una bella ripartenza. Ho tanti amici che fanno il mio stesso mestiere e siamo tutti molto provati, ma la cosa bella è che tra di noi ci siamo sempre sostenuti, anche solo con una telefonata o una chiacchiera durante un incontro casuale per strada. Mi ha fatto capire che non siamo soli. Certo, di domande credo che un po’ tutti ce ne siamo fatti: con i ristoranti chiusi e l’impossibilità di fare il nostro lavoro, molti di noi hanno cominciato a riflettere sulla propria vita e anche sulla propria professione. Io per prima mi sono sorpresa a chiedermi “servo ancora a qualcosa?”, “so fare qualcosa oltre alla ristoratrice?”. Ma da questa esperienza ho preso il bello. La pausa è servita per realizzare un sogno nel cassetto, cioè quello di creare il nostro gin.

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