A un anno dall’inaugurazione riapre Carico Milano di Domenico Carella

 

Oggi quasi tutta l’Italia torna in zona gialla e, con essa, tanti locali rialzeranno le serrande. Giovedì 4 febbraio, dopo un lungo stop, riaprirà il locale inaugurato in zona Navigli poco meno di un anno fa: Carico Milano. L’idea di aprirlo è stata del bartender Domenico Carella insieme al fondatore di Sake Company e referente italiano di Sake Sommelier Association Lorenzo Ferraboschi. “Era luglio 2019 e frequentavo molto la zona dei Navigli per consulenze. Non appena si è liberato questo locale, abbiamo deciso di prenderlo e di rivoluzionarlo secondo la mia visione internazionale. Dopo tre mesi, il 9 febbraio 2020, avevamo già aperto”. Carico è l’abbreviazione di Casual Risto Cocktail, “un contenitore di idee che dà pari importanza al cibo e al bere, proposti a prezzi accessibili con grande lavoro di ricerca”. Qui, tutto è servito in un’elegante sala, con un servizio da ristorante stellato e una posateria d’eccezione. “Abbiamo voluto portare il mondo urban che si respira a Berlino, Hong Kong e New York, creando un locale che sia sì molto elegante ma anche molto informale. È proprio questo binomio la chiave che ci ha permesso di ottenere un enorme riscontro nei pochi mesi che abbiamo avuto per esprimerci”.

 

 

Carico Milano è lo specchio del pensiero del suo co-titolare e oste Domenico Carella. Con un passato da cuoco, ha calcato importanti locali in terra straniera: Umberto Bombana, Pirata Group, Accor Uk e Galvin Brothers. Questi contesti gli hanno permesso di ottenere prestigiosi premi, su tutti il That’s Shanghai nel 2015, prima che la sua vita si spostasse negli ultimi anni a Milano, dove ha lavorato da Langosteria, Aimo e Nadia e Dry Milano. Poi, la scelta di avviare questo suo personale progetto, in cui gioca un ruolo chiave la contaminazione con la cucina dello chef Leonardo D’Ingeo. “La particolarità distintiva è proprio questa. L’ideazione di entrambi i menu avviene in contemporanea e tutto è figlio di un unico pensiero, sia perché credo che un bar che non serva cibo di eguale livello non abbia molto appeal, sia perché lavoriamo con ingredienti freschi acquistati al mercato e cerchiamo di ridurre al massimo tutti gli sprechi”. Quello che rimane dei cocktail viene usato nei piatti e viceversa. I gusci spremuti del lime, per esempio, vengono utilizzati per fare le mostarde. Carico si distingue anche nella rottura dei classici schemi gerarchici. “Non abbiamo un bar manager vero e proprio, preferiamo invece creare figure che riescono a sostituirsi con una competenza completa tra sala e bar”.

 

 

La carta dei cocktail è suddivisa in quattro sezioni. Ci sono i Cocktail Classici (alcuni dei quali sono ordinabili in porzione ridotta) composti da quindici proposte più o meno conosciute, alle quali si aggiungono gli Italici – icone della miscelazione italiana come il Cardinale e il Milano Torino – e cinque cocktail Martini. “Quindi abbiamo i Cocktail Signature, nove scelte simbolo della mia idea di miscelazione, tre differenti Highball, i Gin Tonic, personalizzabili con i propri gusti, e tre cocktail non alcolici. Abbiamo inoltre una carta vini, con il 90% dei vini naturali e una buona rappresentanza di macerati e bollicine, e un’ultima sezione dedicata ai Distillati, con whisky, vodka, rum, cognac, calvados, cachaca, agavi, grappe e acqueviti, amari”. I cocktail proposti da Carico sono bilanciati; in fase di realizzazione non viene stressato alcun aspetto gustativo e in fase di racconto non avviene altrettanto con le tecniche di ultima generazione utilizzate, nonostante non siano così comuni in una cucina di un cocktail bar cotture a bassa temperatura, friggitrici ad aria, rotovapor, microonde e fermentazioni.

 

 

A chi viene per la prima volta qui è consigliato provare uno dei due menu degustazione da 3 o 6 portate, elemento caratteristico dei ristoranti stellati qui proposto per far assaporare la duplice esperienza apparecchiata per i clienti. In entrambi i percorsi ogni piatto ha un accompagnamento, che sia un cocktail, un vino, un sake, un sidro o un mizowari. Il cocktail che invece va per la maggiore e che Domenico ritiene quello più identitario per il concetto che sta dietro Carico Milano è il Capsicum Funky, preparato con tequila ridistillata con cioccolato bianco e jalapeno verde, liquore di mandarini calabresi, blend di acidi. “Se il cliente trova, oltre ai cocktail di alto livello, dei piatti che lo sono altrettanto si trattiene più a lungo ed è per questo che da noi qualche cliente arriva all’aperitivo e va via alla chiusura”. Mentre il locale è momentaneamente inattivo “perché la sola consegna a domicilio non sarebbe in grado di sostenere economicamente i conti di un locale aperto da così poco” la stessa verrà attivata quando si potrà riaprire, insieme alla possibilità di acquistare, dal sito del locale, gli strumenti per prepararsi i cocktail a casa propria.

 

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