Alex Frezza ci racconta tutti i segreti del Gin

di ELISABETTA LUGLI

 

Quando ci si avventura nella storia di un grande distillato non ci si trova mai davanti ad un semplice procedimento di preparazione, a un arido passaggio tra alambicchi e botti. Quello che si trova è qualcosa di più ampio, un racconto che si lega al passato toccando cultura, società, eventi storici, religione: tutti i principali ambiti delle cose umane. Ed è grazie a ciò che il racconto si fa davvero affascinante.

Il gin in questo senso non fa eccezione, anzi: è forse tra tutti i distillati quello che è maggiormente in grado di svelarci una storia non soltanto complessa e antica, ma anche ampia, perché a differenza di altri distillati è stato prodotto un po’ ovunque.

Ne abbiamo parlato con Alex Frezza, che queste cose le sa molto bene. Proprietario dal 2007 insieme a tre soci di Bar in Movimento, società di cocktail catering con sede a Napoli, da anni si occupa di consulenza e formazione per locali e aziende. È inoltre proprietario di due tra i più bei locali di Napoli: L’Antiquario e il Platanos.

Ecco cosa ci ha raccontato sul gin.

 

Alex, raccontaci la storia del Gin: quali sono le origini?

La storia del gin è la storia del ginepro. Bisogna andare indietro di moltissimi anni. Già nell’antica Cina troviamo infusioni alcoliche a base di ginepro, così come nell’antica Grecia e in Medio Oriente. In tutti questi posti, l’infusione di alcool e ginepro nasce sempre prima come cura, per poi diventare un piacere: il gin è sempre stato un distillato che tiene il piede in due scarpe! Pensa che persino a Salerno, nell’antica Scuola Medica, i monaci crearono una sorta di gin nel loro orto botanico, anche quello con scopi curativi. Il viaggio del ginepro abbinato all’alcool è davvero un viaggio antico e  “trasversale”.

 

In epoca moderna dove e quando compare il gin in Europa?

In Olanda, nel Seicento. A quei tempi era il Paese perfetto per la diffusione del gin: c’era un nuovo tipo di borghesia che aveva la possibilità di emanciparsi e arricchirsi, una politica liberale, la presenza della Compagnia delle Indie. Persino nell’arte si può notare questa vocazione olandese: prendi i quadri dei loro grandi pittori dell’epoca, spesso si tratta di stanze illuminate da una finestra dalla quale passa la luce del sole. All’interno della stanza, di solito, si svolgono scene di vita quotidiana. Quasi sempre c’è un tavolo con sopra qualcosa da bere!

 

Come continua la storia del gin?

Dall’Olanda il gin è arrivato in Inghilterra. La diffusione massiccia avvenne quando Guglielmo d’Orange, nobile olandese, salì al trono d’Inghilterra sposando Maria II Stuart nel 1689. Ovviamente si portò dietro il genever! Poco dopo vietò l’importazione di distillati stranieri (fu un’epoca di conflitti tra Inghilterra e  Francia, e il blocco dell’importazione colpì la diffusione in Inghilterra del cognac, ndr). Da allora le eccedenze di cereali della Corona furono destinate alla distillazione del gin. Nacquero tantissime distillerie. Il gin arrivò a costare meno della birra e la popolazione iniziò a farne un uso smodato.

 

Cosa avvenne dopo?

Ci fu una sorta di guerra con la lobby della birra. Basti vedere la famosa stampa che mostra Gin Lane come luogo di perdizione e rovina e Beer Street come un idilliaco posto dove la gente sta bene. Poi nel Settecento ci furono le Gin Acts, vere e proprie leggi restrittive, una specie di proibizionismo. Il gin tornò a costare di più. La situazione sociale migliorò e nacquero anche i primi luoghi adibiti al consumo, le public house. In seguito, all’inizio dell’Ottocento, nacquero i primi Gin Palace, precursori dei bar di oggi. Lì il gin si differenzia. Lo si consumava con dei cordiali, o con dei biscotti allo zenzero: se pensiamo al Moscow Mule di oggi, ecco, si capisce che l’abbinamento di gin e zenzero viene da lontano! Si beveva anche l’Old Tom, un gin più dolce, preparato con spezie varie, ad esempio con la liquirizia.

 

Come si differenzia oggi il gin?

Oggi ce ne sono tre tipi. Il gin normale si prepara mettendo le botaniche in infusione nell’alcool, poi viene filtrato. Il Distilled Gin vede invece la distillazione delle botaniche, che viene fatta separatamente; in seguito si possono aggiungere aromi. Infine il London Dry, che è il più complicato perché tutte le botaniche vanno distillate tutte insieme e dopo si può aggiungere soltanto alcool e acqua. Il gusto, quindi, non si può correggere con interventi successivi.

 

Quali sono le considerazioni che puoi fare sul gin al giorno d’oggi?

Dopo una lunga competizione con la vodka, oggi il gin è arrivato al pareggio: sono i due distillati più diffusi. Il gin rimane una categoria sempre in evoluzione, c’è sempre la presenza del ginepro ma le altre botaniche presenti in ogni gin fanno la differenza, se ne producono di tutti i tipi.

 

Ci lasci la ricetta di un cocktail a base gin?

Certamente, una molto semplice, quella del French 75. La mia versione è un po’ diversa da quella ufficiale, lo preparo con quantità differenti.

Ecco la ricetta:

5 cl di gin

3 cl di succo di limone

2 cl di sciroppo di zucchero

6 cl di champagne

 

Non è difficile da realizzare anche a casa, potete divertirvi a prepararlo anche voi!

 

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