Daniele Gentili: le esperienze dietro il bancone, le consulenze e gli altri progetti

 

Quarantacinquenne di origine romana, Daniele Gentili è un bartender che, dopo aver lavorato per 25 anni dietro al bancone con risultati importanti – finalista di Bacardi Legacy, World Class Competition, Diplomático World Tournament e Nikka Perfect Serve – ha deciso di lasciarlo in parte per dedicarsi a nuovi e stimolanti progetti.

 

Quando hai iniziato a calcare il settore della miscelazione e quando hai capito che sarebbe stato il tuo?

Io ho iniziato a fare le prime esperienze in bar e cocktail bar ai tempi dell’università, a 20 anni, per pagarmi gli studi. Dopo 20 esami su 29 a Ingegneria, ho lasciato per dedicarmi interamente alla mia passione. Il mio primo importante progetto è stato l’apertura, insieme a mio fratello, del gastropub Bosco delle Fate, a Marino, ai Castelli Romani. Il locale era organizzato su due piani, con grafiche ispirate al libro Fairy Tales for Little People dello scenografo di Labirinth, Elliott Scott.

 

Dopo la tua prima avventura ti sei dedicato all’Italia o hai preferito l’estero?

Dopo il Bosco delle Fate, ho fatto alcune esperienze come cameriere, barback e barman in altri locali di Roma, come il Solea, uno fra i primi a proporre miscelazione di qualità, la pescheria del Sor Duilio – la prima in Italia a servire cocktail – e il Micca Club. Nel 2014 mi sono trasferito a Londra, dove ho fatto due aperture: il Demon, Wise & Partners e il Gastrovino & Bar8. Tornato dal Regno Unito, nel 2016 ho iniziato a lavorare da Marco Martini Restaurant, un ristorante stellato nel quale sono stato 2 anni e mezzo, ricoprendo il ruolo di bar manager.

 

Da gennaio hai lasciato il bancone e lavori in Italicus. Com’è nata la collaborazione?

In occasione di eventi ho conosciuto il titolare di ItalSpirits – un’agenzia di marketing, eventi e attivazione di brand, specializzata nella fornitura di consulenze specializzate, unico proprietario di Italicus – Giuseppe Gallo. Durante il mio periodo a Londra ho gestito per lui una nuova apertura e, dopo il ritorno in Italia, mi ha ricontattato per propormi di diventare referente di Italicus per centro e sud Italia. Accettai la proposta e adesso mi occupo di curare le masterclass nei locali e di promuovere il prodotto, in occasione di serate a tema organizzate nei cocktail bar.

 

 

Sempre in ItalSpirits rivesti il ruolo di Operations Manager. Che impegni comporta?

Ho l’incarico di coordinare tutti i progetti dei clienti, piccoli o grandi, dell’azienda. Nella fattispecie, adesso, la più grande e nota azienda con la quale stiamo lavorando è Montenegro. Per loro mi occupo dei contenuti, di organizzare gli shooting e di sviluppare concept e regolamento di The Vero Bartender assieme ad un team, una competizione itinerante di miscelazione, quest’anno sospesa per il Covid-19.

 

Perché hai scelto di lasciare il bancone un anno e mezzo fa? Di quali altri progetti ti stai occupando?

Per tanti anni mi ha appassionato lavorarci ma dopo 25 anni – nella quale ho fatto circa 18 aperture di locali/consulenze – avevo bisogno di nuove sfide ed opportunità`. Entrare nello stesso posto era diventata una routine. Attualmente, una delle poche consulenze che sto facendo per locali, perché il progetto mi appassiona particolarmente, è quella di ORO Whisky Bar a Roma, una neo-apertura incentrata sul whisky, nella quale mi sono occupato di formare il personale, di ideare il menu dei cocktail e, tutt’ora, di controllare la gestione di questi aspetti. L’idea di aprirlo è stata di Andrea Fofi, uno dei co-fondatori del Roma Bar Show, del Roma Whisky Festival e di Whisky & Co. assieme a Pino Perrone, bottega di nicchia specializzata sul tema, nella quale ho avuto la fortuna di conoscerli in occasione di alcune masterclass per la quale mi aveva contattato Andrea. Sono anche attivo su un altro progetto, BARCODE Consulting, insieme al mio amico fraterno e socio Giorgio Vicario. Con questa società di consulenza, che abbiamo fondato assieme, tra le varie consulenze mi sto occupando dello sviluppo di un’app per gestire il magazzino dei locali, e di un ulteriore progetto, Startup, focalizzato sulla descrizione del processo creativo e amministrativo per l’apertura di un locale.

 

 

Da quando hai lasciato il bancone che evoluzione hai potuto riscontrare nella miscelazione nel corso delle tue esperienze?

Ho notato un ritorno dei drink minimali, con decorazioni semplici e sapori più particolari, grazie all’utilizzo di ingredienti ricercati – distillati o erbe in primis – o strumentazioni professionali specifiche. Queste ultime sono utilizzate da una piccola percentuale di cocktail bar che sono in grado di realizzare in casa prodotti unici come ‘distillati analcolici’ di frutta e verdura o riduzioni di liquori.

 

Un pensiero alla ripartenza e uno al tuo futuro?

Rispetto al passato bisogna saper gestire meglio i numeri. Prima potevi sbagliare, oggi non più. Se improvvisi ne paghi subito le conseguenze. Per rispondere alla seconda domanda, invece, attualmente mi sto occupando di nove progetti in totale, alcuni dei quali sono congelati e altri a rilento. Prima di pensare a nuovi progetti, dedico questo tempo a quelli che ho già all’attivo.

 

Qual è il tuo cocktail preferito?

È il Daiquiri classico, con rum bianco, succo di lime e sciroppo di zucchero. È il mio preferito perché è uno tra i più difficili da fare – si vede subito se c’è una mano di un esperto dietro – e perché mi piacciono le note agrumate.

 

 

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