Intervista a Francesca Gentile, barlady titolare del Funi 1898

 

Oggi inauguriamo una nuova rubrica dedicata alla presentazione delle Barlady e dei Bartender. L’obiettivo è quello di poter far conoscere al pubblico chi sono e il loro lavoro. Apriamo la rubrica con la presentazione di una barlady, la titolare del Funi 1898 di Montecatini Terme Francesca Gentile. Classe 1985 e laurea in Scienze Politiche Internazionali all’Università di Pisa, ha saputo utilizzare l’esperienza lavorativa precedente di reportage come base di ispirazione per i suoi cocktail nel locale toscano. L’abbiamo intervistata per saperne di più sul suo passato, presente e futuro.

 

Da dove arrivi e cosa hai studiato?

Io sono originaria di Fondi (LT) e ho origini laziali. Mi sono trasferita in Toscana, dove lavoro attualmente, perché qui vive mio marito che ho conosciuto all’età di 2 anni poiché i nostri genitori erano migliori amici. Dopo la laurea, non essendo gratificata dal percorso, ho deciso di entrare nell’Accademia Internazionale di Fotografia.

 

Com’è stato il tuo percorso nel mondo fotografico?

Non è stato semplice. Ho la fortuna di incontrare delle persone che mi hanno aiutato ad accrescere le mie conoscenze. Ero molto portata per il reportage naturalistico e sociale, gli ambiti che mi stimolavano di più e nei quali ho lavorato la maggior parte degli anni. Mi sono quindi sposata con il mio attuale marito Simone e ho avuto una bambina, Tayra, nel 2012. Un anno dopo, a maggio 2013, durante un viaggio in Honduras ha contratto un virus raro e io in quel momento ho deciso di interrompere le collaborazioni con le testate giornalistiche e di smettere.

 

Come è avvenuto il passaggio al settore nel quale lavori oggi?

Nel 1982 la famiglia di mio marito ha acquistato la funicolare di Montecatini, ora al vaglio della Commissione UNESCO. È situata in un posto incastonato fra Montecatini Terme e Montecatini Alto ed è nata prima del paese di Montecatini, nel 1898. A fianco c’era un magazzino, che nel 1985 un uomo trasformò in un american bar, che dovette abbandonare per motivi burocratici. Mio suocero Lido ha deciso di riprendere quel locale. A lavori iniziati, nel 2015, gli venne riscontrata una malattia terminale. Poco prima della sua morte, ritornò il discorso del bar e mi richiese lo stesso favore. La mia avventura è quindi iniziata il 17 giugno 2016 per una promessa fatta a una persona che credeva tanto in me. Da lì il Funi 1898, dall’anno della nascita della funicolare, è diventato la mia vita.

 

Com’è stato l’inizio?

Difficile. Il Funi era già un cocktail bar con ristorazione ma, nonostante fossi esperta di merceologia non sapevo come fare uno spritz. Però avevo un obiettivo, rendere quella persona orgogliosa di me, e volevo raggiungerlo. Da lì ho preso la decisione di assumere un barman con un bel bagaglio, a cui affidarmi, il figlio d’arte Tiziano Zanobini. Un giorno mi disse: “Hai mai provato a fare da bere?” Così, mi fece fare un test, che passai a pieni voti. Era il test di accesso al Campari Bar Master, ma io invece mi iscrissi al corso base di Campari, nel febbraio 2017, nel quale mi distinsi come miglior corsista. Dopo un’esperienza al Jerry Thomas di Roma, cominciai ad avere più sicurezza in me stessa. Nel 1° maggio 2017, alla prima gara in cui partecipai, arrivai terza, con il Miss Foley, una rivisitazione dell’Hanky Panky.  Partecipai ad altre gare, piazzandomi sempre tra i primi posti. La cosa che più mi piaceva era usare naso e gusto alla “cieca”.

 

In che senso?

Ogni volta che sentivo un profumo, mi portava indietro nei viaggi. I viaggi erano e sono la costante dei miei drink. Ogni volta che creo un drink lo penso di pancia e metto qualcosa di me, qualcosa che ho visto. Il bar, dal 2017 in poi, ha virato. Ho iniziato a dedicarmi ai clienti, che volevo trasportare in un altro luogo. Mi sono accorta di saperlo fare. Riuscivo a trasmettere alle persone quello che avevo dentro. Le nostre drink list portano i clienti in posti molto lontani, dove io ho viaggiato quando facevo la reportage.

 

Quanto è contato il tuo team nel raggiungimento di questi risultati?

Ho un team favoloso, che mi ha sempre aiutato e che non si è mai tirato indietro a nulla. Se il Funi oggi è il Funi è merito di tutti. I miei ragazzi mi hanno detto che non è mai capitato loro di vivere il bar come qui. Questa è la cosa più bella. Oggi non mi riesco a vedere senza il Funi e senza loro.

 

Come crei i tuoi cocktail?

Alcuni cocktail sono ispirati ai clienti, perché sono stati creati sulla base dei loro racconti. Lo Space Cowboy, ad esempio, è ispirato a un ragazzo di origini calabresi e contiene un amaro calabrese, vermouth, campari e bergamotto. Altri, come il Beach 1898, vincitore del Best signature cocktail alla Tuscany Cocktail Week 2020, è ispirato a un viaggio in Thailandia ed è realizzato con vodka, chutney di mango, sciroppo di mango, succo di pompelmo rosa e ginger beer.

 

Com’è fare il tuo lavoro insieme al fare la mamma?

È difficile. Ci sono dei momenti in cui ti senti davvero in colpa perché hai una bambina che a casa sta crescendo. Per fortuna ho marito che è un uomo favoloso, che non mi dà limiti. È difficile fare i cocktail e nel frattempo essere mamma, ma mi dà tante gratificazioni. Come quando mia figlia, che ora ha 8 anni, racconta dei miei risultati ai suoi compagni di classe.

 

Qual è il primo cocktail che hai bevuto? E il tuo preferito?

Il primo cocktail che ho bevuto è stato un Martini Cocktail con Martini Miller. Il mio preferito, invece, è l’Hanky Panky.

 

Hai riscontrato delle barriere/pregiudizi nei tuoi confronti perché eri donna?

Un po’ sì. Non è facile rapportarsi al mondo miscelazione, perché è costituito prettamente da uomini. Spesso, fuori dal mio locale, vengo vista come una ragazza che fatto successo per l’aspetto estetico. A volte mi sono sentita dire che non sono capace di fare nulla. C’è tanto pregiudizio ma non mi scoraggia.

 

Al Funi ci sono delle novità in programma?

Di novità ne abbiamo sempre un cassetto pieno… Per ora stiamo lavorando alla nuova drink list nella quale, come in tutte quelle precedenti, partecipano tutti, compreso il cuoco e la cameriera. Tutti devono sapere tutto e nessuno deve rimanere fuori.

 

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