Lucio D’Orsi, General Manager del Majestic Palace Hotel e del Dry Martini Sorrento by Javier de las Muelas racconta se stesso e la sua passione

di CORRADO LARONGA

Lucio D’orsi, General Manager del Majestic Palace Hotel, del Dry Martini Sorrento by Javier de las Muelas e del Don Geppi Restaurant, racconta la sua terra, la sua passione e il suo bar, svelandoci come è riuscito – unico finora in Italia – a convincere Javier de las Muelas a concedergli l’apertura di un Dry Martini a Sorrento. 

Sorrento. Non se ne parla mai abbastanza in Italia, eppure è un posto da sogno per i turisti. Come lo è diventato?

Sorrento è da sempre una delle zone turistiche più amate d’Italia. Lo dobbiamo al cinema, che ha fatto conoscere la nostra splendida terra a tutto il mondo, lo dobbiamo alla musica, alla storia e naturalmente al paesaggio stesso, con i tipici costoni di roccia che fanno da cornice al mare blu intenso, attraverso il quale per altro si può arrivare a Capri in appena dieci minuti. Il nostro turismo è sempre stato prevalentemente straniero, soprattutto inglese e americano, ed è per questo che già negli anni ’70 Sorrento era in grado di soddisfare una clientela internazionale molto esigente, che trovava nei nostri grandi alberghi, nei ristoranti e nei bar i posti migliori nei quali trascorrere le proprie vacanze. Oggi, Sorrento detiene alcuni record di cui si parla poco ma che mi fa piacere sottolineare: è il luogo in Europa con la maggiore densità di grandi alberghi e di ristoranti stellati Michelin, abbiamo da sempre la vocazione per l’ospitalità di qualità. Il Majestic Palace Hotel per esempio non ha camere la cui metratura sia inferiore ai 30mq ed è stato uno dei primi alberghi ad avere una piscina profonda tre metri. Vogliamo dare ai nostri ospiti la migliore esperienza possibile.

Parliamo un po’ della mixology?

Fino a pochi anni fa la mixology proposta dai cocktail bar e dai bar d’hotel era piuttosto basica. L’evoluzione della miscelazione nei grandi alberghi di Sorrento deve il suo rapido sviluppo anche alla presenza di tanta clientela internazionale, che ha portato un grande fermento culturale e ci ha regalato parte del suo sapere, permettendoci di ampliare le nostre vedute. Dico sempre che il nostro è il lavoro più bello del mondo perché possiamo viaggiare anche restando fermi. Andare all’estero, visitare strutture e locali importanti per imparare è fondamentale, ma qui abbiamo anche la grande fortuna di poter imparare lavorando, durante il periodo di apertura, perché è l’estero che viene da noi e ci fa entrare in contatto con modi di pensare diversi, tutti egualmente utili e affascinanti. Io dirigo il Majestic Palace Hotel, che ospita il Don Geppi Restaurant, una stella Michelin, e il Dry Martini Sorrento by Javier de las Muelas. Si tratta di un bar dal profilo internazionale in cui la qualità è fatta di dettagli incredibilmente curati e in cui il servizio e il cliente sono i protagonisti assoluti.

Quindi quella del Dry Martini è una miscelazione sempre in evoluzione.

Assolutamente sì, la nostra proposta è in continua evoluzione e abbiamo una forte vocazione per la ricerca di nuovi prodotti e di nuovi accostamenti. Ma c’è un particolare che ci contraddistingue con assoluta certezza ed è il rispetto per quella tradizione classica che ha fatto grande la miscelazione, senza che questo significhi disdegnare l’utilizzo delle attrezzature e delle tecnologie più moderne. Molti dei grandi cocktail passati alla storia hanno al massimo 3/4 ingredienti – come il Cosmopolitan – la cui combinazione ha lasciato il segno. Ovviamente, dopo di questo ne sono stati inventati ancora migliaia, molti dei quali in realtà seguono solo la moda del momento. Credo che il futuro della miscelazione sarà un ritorno alla semplicità, a realizzare cocktail con tre o quattro ingredienti in cui conterà la riconoscibilità degli stessi, la qualità e soprattutto l’equilibrio dei sapori.

Credi che Sorrento in quanto polo di attrazione turistica cambierà molto con la crisi Covid19?

Sorrento è una terra meravigliosa. Scogliere a picco, acqua limpida, case arroccate e quella vista impagabile del Vesuvio al tramonto con le sue luci e le lampare di notte in mezzo al mare. Questo non cambierà mai. L’amore per l’Italia e le sue bellezze credo porterà ad un incremento anche di ospiti italiani. La situazione degli ultimi mesi, paradossalmente, ci ha dato molto più tempo del solito per studiare, per prepararci e per realizzare nuove proposte da presentare ai nostri clienti: nuovi cocktail per il Dry Martini Sorrento e nuovi piatti per il Don Geppi.  Dei 15.000 mq di giardino che abbiamo in hotel, 5.000 li abbiamo adibiti a orto, per coltivare direttamente i vegetali che si troveranno poi nei piatti e nei cocktail. È una sorta di ritorno alle origini che ci piacerebbe condividere con i nostri ospiti internazionali e anche con tanti ospiti italiani, quando verranno a trovarci.

Come si diventa un bar Dry Martini?

Non si diventa (ride n.d.r.). Ti spiego cosa è successo a me. Sono da sempre un amante della Spagna, ho tantissimi amici lì, anche barman. La prima volta che sono entrato al Dry Martini di Barcellona ho immediatamente percepito una forte affinità tra la mia e la filosofia di quel luogo così affascinante. Una sera, parlando con l’head bartender del Dry Martini di Barcellona, chiesi cosa fosse necessario fare per aprire un Dry Martini anche in Italia. Lui mi rispose prontamente “E impossibile!”  ed io, di rimando, gli dissi “Allora si può fare!”. È esattamente in quel momento che ho iniziato a credere in questo incredibile progetto.   Sapevo che Javier era stato contattato già diverse volte per aprire un Dry Martini in Italia ma che aveva sempre rifiutato. Dopo esserci sentiti al telefono fissammo un appuntamento a Barcellona. Il nostro non fu solo un incontro tra businessman ma un incontro tra persone con la stessa filosofia di vita, di miscelazione, di accoglienza e, soprattutto un’identica passione per il proprio lavoro. Per lui ogni Dry Martini è come un figlio, una creatura a cui dedicare non solo il mero tempo ma soprattutto attenzione e voglia costante di migliorarsi. Per me e per noi, il Dry Martini è uno Stile di Vita.  Le ragioni commerciali contano poco, è più una questione di empatia, di comuni intenti. Non è un caso che la catena Dry Martini esista da 41 anni ma che ce ne siano solo 5 in tutto il mondo.

E uno è proprio quello che gestisci tu al Majestic Palace Hotel.

Sono riuscito a trasmettere a Javier tutta la mia voglia e la mia passione, mostrandogli anche di persona il bar del Majestic Palace Hotel di Sorrento di cui mi occupo da quando sono arrivato come direttore dell’intera struttura. Ha percepito la forza dell’amore che nutro verso il mio lavoro e della passione che avrei messo nell’espansione del brand, quindi ha deciso di concedere l’apertura di quello che oggi è il Dry Martini Sorrento by Javier de las Muelas. Con il tempo, la famiglia Dry di Sorrento e la famiglia di Javier e di tutti gli altri Dry Martini nel mondo sono diventate un’unica grande famiglia. Pur portando avanti i progetti in modo condiviso, ogni Dry Martini ha una sua personalità: nel nostro per esempio sono presenti, oltre ai drink che si possono trovare in tutti e cinque i bar nel mondo, anche drink signature creati da noi con una forte connotazione territoriale, la nostra impronta. Tutto nasce dalla stessa passione che ci porta ad amare il brand di cui siamo parte, la Dry Martini Family.

Che cocktail ci consiglieresti di provare al Dry?

Difficile, molto difficile, anche perché ne abbiamo quasi 180! Cento sono le declinazioni del Dry Martini, storiche e moderne, ai quali abbiamo dedicato una carta separata. Poi abbiamo la nostra cocktail list fatta di Signature, Classici, Vintage & Trendys, Excentrics Cocktails e Analcolici, senza dimenticare i menu illustrati “monodrink” come quello dedicato alle varie declinazioni del Mojito, quello dei Dry&Tonic, quello dei “Frappè” (Dry Martini fatti con la tecnica dell’infusione e serviti a -28°C) e infine la linea “Fresh Fruit Martinis”, cioè dei Dry Martini a cui viene aggiunta frutta fresca e non solo (uno dei più amati è quello con menta e cioccolato).

Se dovessi consigliarvi un cocktail assolutamente da provare di direi il The Carnivor, per il quale usiamo come “bicchiere” il fiore di una pianta carnivora nota come Vaso di Venere, che può ospitare al suo interno quasi 150gr di prodotto. Dentro troviamo fragola, ciliegia, Pisco e Sechuan Button, i cosiddetti “fiori elettrici”. La consistenza è pastosa al primo assaggio per poi dare qualche piccola “scossetta” per effetto dei fiori. Come tutti i nostri Excentrics Cocktails è anche un cocktail gastronomico, utilizzato per accompagnare i piatti del nostro ristorante stellato Michelin. Questo, per esempio, è perfetto in abbinamento a un ceviche di Ricciola dei nostri mari.

Grazie Lucio! Chiudiamo con le novità in arrivo, ce ne sono?

Assolutamente sì, ti do un’esclusiva: abbiamo creato una linea di dodici cocktail che verrà lanciata alla fine di questa settimana e si chiamerà “DRYaway”, una linea di 12 cocktails ready to serve. Visto che sempre più clienti, anche prima del lockdown, ci chiedevano un modo per poter gustare a casa i nostri cocktail, abbiamo pensato di accontentarli! Saranno in bottiglie di vetro da 100, 200 o 500 ml e non saranno distribuiti solo al Dry Martini ma anche in enoteche e ambienti gastronomici, come ad esempio in ristoranti che desiderino offrire ai propri clienti un’esperienza di miscelazione di alto livello.

Commenti

mood_bad
  • Ancora nessun commento
  • Aggiungi commento

    Iscriviti alla nostra

    newsletter

    resta aggiornato.