Tutti i cocktail di Hemingway

Un uomo intelligente a volte è costretto a ubriacarsi per passare il tempo tra gli idioti.” Questa frase, tratta dal romanzo del 1940 Per chi suona la campana, è una delle più famose mai scritte da Ernest Hemingway, e anche se non sappiamo se questa fosse veramente la ragione,  la sua passione per i cocktail non è certo un mistero.

Comunque sia, è indubbio che Hemingway amasse condurre una vita gaudente, ricercando esperienze al limite e situazioni estreme nelle quali mettersi alla prova. Questo, e la sua prosa straordinaria che lo ha consegnato all’immortalità, lo rende sicuramente compagno di bevute ideale, tanto che pare quasi un peccato non avere avuto l’onore di farsi un bicchiere con lui. Se però lasciassimo la nostra fantasia libera di volare e ci immaginassimo in sua compagnia, sicuramente staremmo bevendo uno di questi cocktail, i suoi preferiti:

Mojito

Non uno qualsiasi bensì il Mojito della Bodeguita del Medio, bar ristorante de L’Avana (Cuba), storicamente frequentato da personaggi del calibro di Salvador Allende, Pablo Neruda e, ovviamente, Ernest Hemingway. Lo scrittore americano considerava questo cocktail il “vero” Mojito.

Daiquiri

Questo cocktail caraibico di tipo sour è noto per essere stato uno dei preferiti dallo scrittore insieme al Mojito. In particolare quello servito a El Floridita, storico ristorante di pesce e cocktail bar de L’Avana vecchia. Pare che Hemingway lo ordinasse senza zucchero e con doppia dose di rum, e che gli piacesse così tanto da essere riuscito a berne 17 in una volta sola. Celebre è diventata la sua frase “My mojito at La Bodeguita, my daiquiri at El Floridita”.
Oggi tutti i suoi ammiratori organizzano veri e proprio “pellegrinaggi” per andare ad assaggiarlo e scattarsi una foto con la statua che lo ritrae, all’interno del locale.

Papa double

Anche conosciuto come Hemingway Special (o Hemingway Daiquiri) è un any time cocktail a lui dedicato, basato su una variante del suo amato Daiquiri nata nel locale El Floridita di L’Avana. La sua base alcolica è il rum bianco.

Gibson

L’amore di Hemingway per il Martini non era un segreto. Il Gibson è una sua variante che è stata cocktail ufficiale IBA fino al 2011. Nel romanzo Addio alle armi , il protagonista Frederic Henry riferendosi al Martini dice: “Non avevo bevuto nulla di così bello e pulito”. L’aggiunta di Hemingway consisteva in cipolle come guarnizione del cocktail, che dovevano essere fredde, anzi ,addirittura ghiacciate. 

Bloody Mary

Il cocktail rosso era molto amato da Hemingway. Per lui la regola per prepararlo in maniera perfetta era molto semplice: se ti viene forte, aggiungi un po’ di pomodoro; se manca di carattere, aggiungi un po’ di vodka.

Death in the Afternoon

Hemingway aveva un’altra passione: quella per lo Champagne, che riteneva uno degli investimenti migliori. La ricetta da lui creata consiste nell’aggiungere a un bicchiere di Champagne un goccio di assenzio. Dal bizzarro nome attribuitogli si possono intuire gli “effetti collaterali”. È anche conosciuto come Hemingway Champagne.

Scotch & Soda

Semplice e rilassante, compare più volte nei suoi romanzi. Hemingway insegna: “Mai rimandare il bacio di una bella ragazza o l’apertura di una bottiglia di Whiskey”.

Montgomery

Anche chiamato Hemingway Martini, è una variante del Martini Cocktail molto più secca, inventata dallo scrittore stesso presso l’Harris Bar, storico locale di Venezia in cui durante l’inverno tra il 1949 e il 1950 divenne cliente fisso al punto da avere un tavolo personale sempre riservato. La ricetta è identica a quella originale (gin e vermouth), cambiano solo le dosi, ma il risultato è un cocktail totalmente diverso.

 

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