Bevande Futuriste: un salto nel passato per fare un passo in avanti verso il futuro

 

Una realtà nata dal settore del biologico, in modo avventuroso e visionario, quando nessuno ci avrebbe mai puntato. Adesso, a sette anni di distanza, l’azienda trevigiana di Bevande Futuriste è un esempio da seguire nel panorama italiano del beverage, con le sue creazioni di qualità rivolte anche al mondo dei cocktail bar. Tra i soci, abbiamo parlato con il volto femminile dell’azienda, la direttrice Marketing e PR Elena Ceschelli.

 

Quando è come è nata la vostra realtà? Chi sono i soci e perché avete scelto questo nome?

È nata a gennaio 2014, da una ricerca attenta sui consumi fuori casa realizzata nel 2011, analizzando soprattutto la donna, che per noi è una trend setter. Abbiamo visto che vi era una propensione verso le bevande analcoliche e che allo stesso tempo vi era un vuoto da colmare, quello delle bevande biologiche. Abbiamo così deciso di puntarci, partendo dal mercato dei succhi, quando tutti ci avrebbero detto che non aveva senso. Noi, forti della nostra esperienza, abbiamo da subito buttato il cuore oltre l’ostacolo, credendo alla nostra visione e missione, testimoniata anche dalle ricerche di mercato e le nostre analisi. Adesso, a sette anni di distanza, i numeri ci danno ragione e il trend del bio ed ecosostenibile è in costante crescita. In azienda siamo tre soci, tutti originari di Treviso. Alessandro Angelon, colui che ha creato Pago Italia, è stato AD di Red Bull e oggi è a capo di Forno d’Asolo e Bindi, Alberto Zamuner, con un’importante esperienza in Red Bull come organizzazione aziendale e commerciale, ed io che provengo dal mondo della comunicazione d’impresa, pubbliche relazioni e organizzazione di grandi eventi. Il nome nasce da una passione per il futurismo, dal punto di vista artistico e culturale. Il concetto è più legato a una modalità di essere, all’audacia, all’intraprendenza e al voler rompere gli schemi, così come abbiamo fatto con le nostre bevande.

 

La direttrice Marketing e PR Elena Ceschelli

 

Qual era l’idea iniziale e come è cambiata nel tempo?

Noi siamo sempre fedeli alla nostra idea iniziale: Bevande Futuriste crea prodotti innovativi, belli, buoni e bio per il settore Ho.re.ca. Siamo partiti con i succhi DiFrutta biologici, ai quali nel tempo si sono aggiunte diverse referenze: i premium soft drink della linea Cortese, affinati e specializzati per la mixology – ora abbiamo 5 toniche e 2 ginger beer senza coloranti né conservanti – che rappresentano i nostri prodotti cardine, i tè verdi da infusione ama_tè, nelle tre versioni al limone, pesca e melagrana, le bevande della tradizione italiana – chinotto, spuma, gassosa – e gli ultimi nati, i frullati di frutta senza zuccheri aggiunti T.V.bio, che possono rappresentare un’ottima alternativa alla centrifuga fresca.

 

I vostri prodotti sono usati anche dai bartenders? Quali vanno per la maggiore? Come sono utilizzati?

Quando siamo nati, l’idea era quella di puntare esclusivamente sul mondo del biologico. Nel 2013 abbiamo captato la crescente tendenza di una miscelazione d’avanguardia, che stava scardinando i principi precedenti. Abbiamo capito che poteva essere una strada da percorrere e così ci siamo rivolti alla categoria con prodotti ad hoc. Abbiamo riscontrato tantissima richiesta di ginger beer, acqua tonica, e succo di pomodoro per il Bloody Mary. Un altro prodotto, che ci ha dato altrettante soddisfazioni, è stata la Bitter Citrusy, una soda agli agrumi con note spiccate di mandarino, arancia amara, limoni italiani, pompelmo rosa e pepe asiatico. Fa parte della linea premium Scortese, nata un anno e mezzo fa, e viene utilizzata in particolare per il cocktail Paloma. Sempre nella stessa linea abbiamo un ginger beer italiano biologico, con vero succo di zenzero fresco, dove spiccano le note speziate, accentuate da due blend di pepi e peperoncino. Riguardo alla modalità di utilizzo, noi lasciamo sempre molta libertà al barman. C’è chi preferisce utilizzare i nostri prodotti in cocktails classici, come l’Americano realizzato con la nostra soda, il Moscow Mule e il Gin Tonica, chi, invece, ama sperimentare con i nostri tè e succhi, anche realizzando cocktail analcolici o a basso contenuto di alcool, come il Mirtillo and co ottenuto con succo di lime fresco, tanto ghiaccio e il nostro T.V.bio al mirtillo, profumato con una foglia di menta.

 

 

Che rapporto hai stretto con loro?

In questi anni sono nate tante amicizie fra me e i bartenders. Uno dei valori di Cortese è proprio la relazione di stima e fiducia che si è creata con i bartenders che collaborano con noi, che inizialmente era parte della strategia di vendita e marketing e poi si è trasformata, il più delle volte, in un vero e proprio rapporto d’amicizia. Io credo che i bartenders, al pari degli chef, siano professionisti estremi e, proprio a riguardo, voglio aiutarli a emergere. Non trovo giusto che non siano considerati allo stesso livello dei ristoratori o degli chef, poiché fanno lo stesso lavoro ma con un fine differente. Per di più, i bartenders hanno anche notevoli doti di comunicazione e accoglienza. Fra i tanti professionisti amici ci sono ad esempio la titolare del Tiki Bar Hawaiki Samantha Migani, prima amica e ora nostra brand ambassador, Valeria Bassetti di Drink It, Samuele Ambrosi del Cloakroom Cocktail Lab a Treviso e Gianni Dell’Olio del Contrabar di Bisceglie.

 

Hai un qualche particolare aneddoto da raccontarci in merito?

Se devo sceglierne uno in particolare, i bar tours che facevo insieme ai bartenders. Ci spostavamo da una città all’altra, in occasione di eventi come la Florence Cocktail Week o il Gin Day, e frequentavamo i locali dei colleghi amici. Era anche un’ottima occasione per me di imparare cose nuove e vedere all’opera delle bellissime ospitate (“GUEST”), la migliore delle quali è stata quella di Samuele Ambrosi all’Ozone di Hong Kong, il bar più alto del mondo.

 

Ci puoi raccontare l’ultima linea nata, T.V. Bio?

T.V.bio è una gamma di prodotti lanciata alla fine del 2020, composta da 5 smoothies tutti diversi tra loro, ma con molti punti di forza in comune. Sono realizzati da frutta biologica al 100%, senza l’aggiunta di zuccheri, stabilizzanti o aromi artificiali. I cinque prodotti sono Mirtillo & Co, con mirtilli, lamponi e uva rossa, Mango & Co, con mango, succo d’arancia e mela, Frutti Rossi & Co, con mirtilli, fragole, mele, uva rossa e bacche di Goji, Pera e ACE.

 

Per chi è stata pensata?

Come nei primi succhi, abbiamo scelto di puntare su una filosofia piuttosto che su un preciso target. Gli smoothies T.V.bio si rivolgono al pubblico più piccolo, grazie al loro gusto dolce e alla consistenza vellutata, a quello adulto e sportivo, grazie alla ricchezza in minerali e all’assenza di zuccheri aggiunti. Possono essere consumati come spuntino o dopo un allenamento. Come per gli altri prodotti, anche questi sono utilizzabili in miscelazione, a discrezione del bartender.

 

 

Quali progetti avete portato avanti con i bartenders finora?

Fin da subito abbiamo creato un legame solidissimo con i bartenders, motivo per il quale abbiamo sviluppato con loro alcuni progetti fuori dal canonico contesto. Un esempio è stato il libro Il Piccolo Barman ideato da Flavio Angiolillo, il quale aveva questo sogno da realizzare e noi l’abbiamo aiutato a concretizzarlo. È un libro in cui la figura del bartender viene raccontata dal punto di vista psicologico. Un altro progetto è stato Anthologyn, un libro nato con il nostro primo collaboratore e consulente del settore, Samuele Ambrosi. Ha voluto mettere la sua passione per il gin tonic a disposizione di tutti e ne è nato un manuale per gli amanti del gin tonic, in cui si fa cultura e in cui i gin e le toniche vengono classificati in una tabella in modo molto analitico, favorendo la scelta dell’abbinamento da preferire. Sempre assieme a lui stiamo costruendo tutta la linea Scortese, che nasce insieme al suo studio, nel nostro laboratorio di ricerca e sviluppo. Tra i nuovi prodotti, è in fase di progettazione la nostra sesta acqua tonica.  Un altro progetto è stato Barman in Pantofole, nato durante il lockdown, grazie a un confronto con le mie collaboratrici Patrizia e Ilaria, per coinvolgere sia i bartenders che erano a casa, sia il pubblico finale. In questa rubrica, che ha preso luogo su Instagram, ogni professionista preparava un cocktail molto semplice per fare cultura e per invitare i clienti, in occasione della prossima visita in un cocktail bar, ad andare oltre il “solito”.

 

Ci sono nuovi progetti in ballo?

Sì, molti. Abbiamo in programma di aumentare i prodotti nella linea Cortese, un fantastica revisione di ama_tè e molto altro, sempre bio e salutare. Sappiamo che sarà ancora difficile per i bartenders, ma siamo disposti a stare loro vicino, anche con degli aiuti, che possano essere materiali oppure promozioni.

 

Qual è il tuo cocktail preferito?

Il Manhattan. Quando vado in un bel locale per la prima volta, lo ordino sempre, perché mi piace tantissimo e perché mi permette di capire lo stile del bartender e che studi ha fatto, ovviamente lo prendo rigoramente al bancone. Il mio drink per eccellenza, che bevo a tutte le ore, è il Gin Tonic, perché non è affatto banale e ci sono almeno quattro dettagli alla quale porre attenzione per realizzarne uno a regola d’arte: tipologia di bicchiere, ghiaccio, zest di limone, e abbinamento tonica-gin, ci aggiungerei anche lo storytelling.

 

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